<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?><rss version="2.0" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><channel><title>Pink Floyd on L'Imbarazzo dell'Asceta</title><link>https://limbarazzodellasceta.com/tag/pink-floyd/</link><description>Recent content in Pink Floyd on L'Imbarazzo dell'Asceta</description><generator>Hugo</generator><language>it-IT</language><lastBuildDate>Wed, 14 Oct 2026 14:47:00 +0200</lastBuildDate><atom:link href="https://limbarazzodellasceta.com/tag/pink-floyd/index.xml" rel="self" type="application/rss+xml"/><item><title>L'hackeraggio dell'anima</title><link>https://limbarazzodellasceta.com/lhackeraggio-dellanima/</link><pubDate>Wed, 14 Oct 2026 14:47:00 +0200</pubDate><guid>https://limbarazzodellasceta.com/lhackeraggio-dellanima/</guid><description>dalla fantascienza di Andy Weir alla trama nascosta della musica</description><content:encoded><![CDATA[<p><figure><a href="https://limbarazzodellasceta.com/lhackeraggio-dellanima/assets/Project-Hail-Mary-Ryland-and-Rocky.png_hu_25910cd11832936c.webp"><img src="https://limbarazzodellasceta.com/lhackeraggio-dellanima/assets/Project-Hail-Mary-Ryland-and-Rocky.png_hu_e6c372f82d1eed7f.webp"
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<h2 id="il-suono-dei-sassi-delluniverso">Il suono dei sassi dell’universo</h2>
<p>Leggendo il romanzo <em>Project Hail Mary</em> di Andy Weir mi ha colpito una profonda intuizione dell’autore. È affidata al protagonista, lo scienziato Ryland Grace, che conversando con un alieno, da lui ribattezzato Rocky, si chiede come mai condividano la stessa banda uditiva. Sono due organismi completamente diversi, progettati per sopravvivere in atmosfere che sarebbero tossiche quella dell’uno per l’altro. Sembrano fatti per sopportare pressioni e temperature paurosamente distanti. L’alieno non è sensibile a onde dello spettro visibile. Eppure percepiscono, ed emettono, i suoni nella stessa banda, possono ascoltarsi, dialogare. Ryland è sorpreso, si chiede se ci sia una ragione, e Rocky, a sua volta uno scienziato sul suo pianeta, fornisce una risposta.</p>
<p>La spiegazione è che la fisica è universale, due pietre che sbattono l’una contro l’altra producono suoni nella stessa gamma di frequenze sulla Terra e su Erid, il pianeta di Rocky. E gli organismi viventi, per sopravvivere, hanno necessità di sentire i suoni prodotti dalle collisioni degli oggetti che li circondano.</p>
<p>Sono stato un po’ sorpreso dal vedere che questo passaggio, che per me rappresenta uno dei momenti più belli del romanzo, sia stato tagliato nella trasposizione cinematografica. Il film è molto bello, ma cattura la parte di <em>azione</em> del romanzo, eliminando la speculazione filosofico scientifica. Peccato.</p>
<h2 id="ludito-e-la-sua-evoluzione">L’udito e la sua evoluzione</h2>
<p>Ma torniamo ai sassi: il suono esiste per farci percepire gli oggetti intorno, e si è evoluto in questo senso. Dal percepire pietre che rotolano siamo arrivati a sentire ruggiti, urla, parole. Tutte cose che <em>puntano</em> a elementi fisici, reali. L’udito non si è evoluto per apprezzare l’arte, ma per farci sopravvivere. Ci ha permesso di evitare predatori, trovare cibo, stabilire relazioni. Il nostro apparato uditivo è un rilevatore di <strong>eventi fisici</strong>: oggetti rigidi che collidono, acqua che scorre, rami che si spezzano.</p>
<p>E lo fa attraverso reti neurali biologiche. La coclea, assieme alla corteccia uditiva primaria agisce da analizzatore di frequenze, gli stadi successivi analizzano proprietà statistiche nel segnale sonoro: transienti d’attacco, impatti multipli, trame ripetute, intervalli tra le variazioni. E producono segnali direttamente associati a <em>fatti fisici</em>: il cervello non è un microfono che registra, ma un algoritmo che estrae la durezza, la fragilità e la massa degli oggetti dal suono che producono.</p>
<h2 id="e-allora-la-musica">E allora, la musica?</h2>
<p>Se i suoni ci descrivono il mondo fisico, quali aspetti vengono descritti dalla musica?</p>
<p>Se lo devono essere chiesto spesso i Pink Floyd. Nei loro brani (pensate a <strong>Time</strong> che inizia con il ticchettio e lo scampanellio di orologi e sveglie, o a <strong>Money</strong> con i registratori di cassa, o alla motocicletta di <strong>Atom Heart Mother</strong>) sono spesso presenti rumori di oggetti fusi nel tessuto musicale. Ascoltandoli si è  portati a chiedersi cosa distingua la musica dalla percezione del mondo reale.</p>
<p>È del tutto evidente che gli scenari che ci presenta la musica non hanno relazione con l’ambiente che possiamo toccare, vedere. Eppure questi scenari ci interessano, ci procurano piacere o rilassamento. Che cosa succede?</p>
<p>La musica gioca con quegli stessi elementi (attacco, timbro, frequenza …) che il cervello trasforma in <strong>mappe di oggetti uditivi</strong> e li ricombina secondo altre relazioni. Di fatto attiva <strong>nodi impossibili</strong>, situazioni che l’evoluzione non poteva prevedere perché non corrispondono a niente di reale: niente in natura produce un accordo, o un ritmo complesso (è possibile, ovviamente, ma sarebbe un evento spontaneo rarissimo). La musica <em>illude</em> il nostro sistema di predizione, il nostro cervello cerca sempre di prevedere la nota successiva e la musica vive sul filo dell’equilibrio tra aspettativa e sorpresa. In questo modo può stimolare i circuiti del piacere.</p>
<p>È tutto qui, allora? Giusto un’altra forma di droga? L’evoluzione ci ha permesso di hackerare il nostro cervello per procurarci piacere? O questi mondi che ci presenta hanno qualche valenza reale?</p>
<h2 id="uneco-del-mondo-che-non-vediamo">Un’eco del mondo che non vediamo</h2>
<p>Una possibile ipotesi è che questo hackeraggio compiuto dalla musica metta in evidenza <em>quello che più oggetti fisici hanno in comune</em>. Una astrazione. La musica non produce illusioni, ma crea un’immagine stilizzata del mondo.</p>
<p>O si tratta di un’antenna? La sintonizzazione accidentale su <em>cose</em> che esistono, ma che non percepiamo con i sensi (o con gli strumenti). La Scienza moderna non esclude che una frazione ampia della realtà sia fuori dalla portata dei nostri strumenti di percezione/indagine.</p>
<p>Le sensazioni che ci procura la musica potrebbero essere la percezione viscerale di un ordine, di una trama o di un’intelligenza sottostante al caos apparente del mondo. Il suggerimento che, dietro il rumore delle pietre che sbattono, ci fosse già, da sempre, una sinfonia.</p>
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