Il brano che ho letto ieri al saggio di fine anno del Corso di Scrittura Creativa di Debora Bocchiardo.
È in parte autobiografico, lo schiaffo di mia madre, esattamente per quel motivo, lo ricordo ancora bene. Lo ricordo come “fine dell’infanzia”, prendere coscienza che anche quella pazienza, che avevo creduto infinita, aveva un limite.
Linee I Era solo un tic nervoso secondo il dottore. Mi aveva prescritto un ricostituente.
Il costo di quella visita e delle medicine era tra le tante spese che l’economia familiare non avrebbe permesso, ma che mia madre affrontava lo stesso, convinta che per il futuro dei figli valesse la pena di avere qualcosa di meno appetitoso in tavola, vestiti meno eleganti per lei e, soprattutto, preoccupazioni in più a fine mese, quando l’ammontare delle bollette e dell’affitto superavano quello che era rimasto degli stipendi.
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