
La Potenza di Tutti i Cervelli Umani
L’acronimo FLOPS, che sta per Floating Point Operations Per Second, rappresenta l’unità di misura correntemente accettata per stabilire le capacità di calcolo di un computer.
Nel 2005, Ray Kurzweil calcolò in The Singularity is Near che un singolo cervello umano possiede una potenza computazionale di circa 10^16 FLOPS. Moltiplicato per gli 8 miliardi di esseri umani viventi, otteniamo 10^26 FLOPS – la potenza computazionale collettiva della nostra specie.
Nel 2024, abbiamo venduto computer per circa 5×10^22 FLOPS di potenza globale. Siamo a circa 2.000 volte meno della potenza biologica collettiva. Ma la crescita è esponenziale. Tra pochi anni, forse prima del 2030, la potenza computazionale artificiale eguaglierà quella di tutti i cervelli umani messi insieme.
Come specie umana possediamo una potenza di calcolo immensa, ma non la usiamo insieme. Ogni cervello lavora per sé, spesso contro gli altri. È come avere un supercomputer capace di risolvere qualsiasi problema, ma con i processori che si ignorano o si combattono tra loro.
Pluribus: L’Utopia Che Ci Manca
La serie Pluribus (disponibile su Apple TV), creata da Vince Gilligan, immagina un mondo trasformato da un segnale alieno che unisce quasi tutta l’umanità in una singola coscienza condivisa. La mente collettiva possiede la conoscenza e le abilità di quasi ogni essere umano sul pianeta.
Nel mondo di Pluribus:
- Non ci sono più guerre – tutti condividono gli stessi obiettivi
- Non c’è più inquinamento – ogni azione è coordinata per il bene del pianeta
- Non ci sono più disuguaglianze – le risorse sono distribuite con perfetta efficienza
- Non c’è più solitudine – ogni persona è connessa a tutti
- Non c’è più ignoranza – la conoscenza di uno è la conoscenza di tutti
È un’utopia perfetta. Un mondo libero da violenza, pregiudizi e gerarchie.
Ma a che prezzo? Al costo del libero arbitrio individuale.
Nella serie vediamo la protagonista, Carol, una dei pochi individui immuni all’inglobamento nella mente-alveare lottare contro quella che lei percepisce come “malattia”. E come malattia la percepisce anche lo spettatore: non sembrano diversi dagli zombie questi esseri sempre sorridenti e super efficienti che pur sembrano animati da ottime intenzioni e estrema gentilezza ed efficienza.
Il Prezzo del “Non-Pluribus”: La Nostra Distopia Attuale
Eppure, prima di condannare troppo velocemente Pluribus, dovremmo guardarci allo specchio. Cosa stiamo costruendo con il nostro attuale modello di libertà individuale illimitata?
- Guerra e conflitto: 8 miliardi di cervelli, ciascuno convinto di avere ragione, incapaci di trovare un orizzonte comune. Il risultato? Guerre, criminalità diffusa, ingenti risorse immobilizzate in sicurezza, armamenti, privacy, accumulo.
- Crisi climatica: Sappiamo tutti cosa fare. La scienza è chiara. Ma ogni nazione, ogni azienda, ogni individuo antepone il proprio interesse immediato alla sopravvivenza collettiva. Abbiamo la conoscenza per salvare il pianeta, ma non la volontà condivisa.
- Disuguaglianze oscene: Mentre alcuni accumulano ricchezze che non potrebbero spendere in dieci vite, miliardi di persone non hanno accesso a acqua potabile, cibo, cure mediche. Non per mancanza di risorse – per mancanza di coordinamento.
- Solitudine di massa: Mai stati così connessi tecnologicamente, mai stati così soli. L’individualismo esasperato ci ha regalato libertà senza comunità, autonomia senza appartenenza.
- L’illusione della scelta informata: Crediamo di essere liberi, ma siamo manipolati da algoritmi che ci dividono in bolle sempre più piccole, alimentando rabbia e polarizzazione. La nostra libertà individuale è diventata l’arma con cui ci controllano.
Forse Pluribus, nella sua esagerazione distopica, ci sta mostrando ciò che ci manca: un senso di scopo condiviso, la capacità di vedere oltre il nostro orizzonte individuale, la volontà di mettere i nostri doni al servizio del bene comune.
Il Regno di Dio: La Terza Via
Ma dobbiamo proprio scegliere tra benessere collettivo e libertà individuale?
Secondo me le religioni possono indicarci una terza via. Il cristianesimo, ad esempio, propone un’immagine – la chiama “regno di Dio” – che può essere intesa come perfetta equilibrio tra i due estremi dell’individualismo esasperato e un’unica mente alveare che cancelli le coscienze individuali. Ma merita chiarire bene di cosa parliamo.
Vito Mancuso in “Gesù e Cristo” affronta bene il problema.
Fa notare anzitutto che il Gesù storico era animato dall’attesa imminente di questo Regno. Il tema è centrale nella sua predicazione: frasi come “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo” ricorrono continuamente.
Qualcuno lo interpreta come un regno politico. Ma Gesù stesso disse a Pilato: “Il mio regno non è di questo mondo”, non si tratta dunque di questo.
L’elaborazione teologica successiva a Gesù lo ha interpretato come un regno puramente spirituale. Qualcosa che si realizzerà dopo la nostra morte, qualcosa che non riguarda il mondo di oggi.
Mancuso rifugge da entrambe le interpretazioni e quello che ne emerge sembra essere proprio la risposta al problema che ponevo sopra.
Il Regno di Dio non è individualità:
- Richiede conversione del cuore, non solo scelta razionale
- Chiama all’amore per il prossimo come per se stessi
- Gesù fa capire che il regnare di Dio significa perdonare e salvare, non schiacciare
- Implica una comunità (la Chiesa come “piccolo gregge”)
- Orienta ogni azione al bene comune, non al profitto personale
E non è nemmeno Mente Alveare:
- Si manifesta progressivamente, non come “una macchina già fatta che viene dall’alto”
- Mantiene l’individualità irriducibile di ogni persona
- Richiede scelta libera, non imposizione biologica
- Dio è “Abba” – relazione Io-Tu che presuppone due soggetti distinti
- La comunione arricchisce le differenze, non le cancella
È la Via Stretta.
Il Regno di Dio è quella terza via difficilissima: una comunità di persone libere che scelgono volontariamente di orientare la propria libertà al bene comune.
Non è l’efficienza perfetta di Pluribus – ci saranno sempre errori, lentezze, resistenze. Ma è l’unica forma di unità che rispetta la dignità umana.
La Lezione di Pluribus: Coordinazione Intelligente
Nella serie, vediamo cosa potrebbe essere una perfetta coordinazione per il bene comune. Ogni persona, pur mantenendo le proprie capacità individuali, le mette al servizio dell’insieme. Un bambino con accesso alla mente collettiva può pilotare uno shuttle o fare un intervento chirurgico – perché la conoscenza di tutti è disponibile a ciascuno.
È inquietante. Ma è anche affascinante.
Ci mostra che la libertà individuale, da sola, non basta. Abbiamo bisogno di:
- Un orizzonte condiviso – qualcosa per cui valga la pena coordinare i nostri sforzi
- La capacità di vedere oltre noi stessi – superare l’egoismo senza perdere l’identità
- Strutture di coordinamento – modi per mettere insieme le nostre capacità
- Una visione del bene comune – qualcosa che vada oltre l’interesse personale
Il Regno di Dio offre proprio questo, ma senza violentare la libertà. Dice: “Ecco l’orizzonte – Dio come Padre, gli altri come fratelli. Ora scegli tu se vuoi camminarci.”
Il Pluribus Elettronico: Opportunità o Minaccia?
Stiamo costruendo il nostro Pluribus elettronico: AI sempre più potenti, Internet che ci connette, cloud computing che già oggi permette di accedere alla conoscenza collettiva. Entro pochi anni, la potenza computazionale artificiale supererà quella biologica.
La domanda non è SE avremo gli strumenti per coordinare l’umanità. È COME li useremo.
Possiamo costruire:
- Un Pluribus imposto – controllo sociale totale, sorveglianza algoritmica, manipolazione delle masse
- Un non-Pluribus caotico – continuare con l’individualismo mentre il pianeta brucia
- Un Regno digitale – tecnologie che facilitano la coordinazione volontaria, che amplificano il bene comune senza cancellare la libertà individuale
La terza via richiede:
- Trasparenza algoritmica
- Democrazia digitale
- Tecnologie che connettono senza assimilare
- Intelligenze artificiali al servizio del bene comune, non del profitto
- Strutture che permettano coordinamento senza coercizione
ma soprattutto:
- Coscienze innamorate di questo orizzonte, attente al mondo, capaci di collaborare per realizzarlo.
- Conversione personale continua
- Fiducia reciproca
- Pazienza con i tempi lunghi
- Accettazione dell’imperfezione
- Fede che la libertà orientata al bene sia possibile
Ma forse è l’unica via davvero umana. L’unica che ci permette di essere uno senza smettere di essere molti. Di coordinare i nostri 10^26 FLOPS di potenza cerebrale collettiva senza perdere l’anima nel processo.
Mentre ci avviciniamo al momento della convergenza – quando le macchine eguaglieranno la nostra potenza computazionale – la vera domanda non sarà più tecnologica ma spirituale: quale forma di “noi” vogliamo diventare?

Da quanto scrivi sembra che l’unica salvezza per il futuro del genere umano sia presente nel “Regno di Dio” che ci offre quello di cui avremmo bisogno e che, efficacemente, sintetizzi in:
• Libertà individuale.
• Un orizzonte condiviso – qualcosa per cui valga la pena coordinare i nostri sforzi.
• La capacità di vedere oltre noi stessi – superare l’egoismo senza perdere l’identità.
• Strutture di coordinamento – modi per mettere insieme le nostre capacità.
• Una visione del bene comune – qualcosa che vada oltre l’interesse personale.
Trovo condivisibile che quanto sopra si possa identificare nelle parole “Regno di Dio” se le si intende come una pura convenzione linguistica che potrebbe essere sostituita, senza incidere nella sostanza del suo significato, con “Regno dell’essere umano etico”. Se così non fosse, il punto dirimente diventerebbe l’accettare l’esistenza di un Dio – non importa quale, immagino, uno qualunque, presente in una qualsivoglia religione o, meglio, nel cristianesimo? -, come essere superiore e metafisico senza il quale il “progetto”, La terza via, non risulterebbe realizzabile.
Magari ho capito male e, in tal caso, vorrei che mi spiegassi meglio …
P.S.
Un’altra piccola curiosità nasce dalla frase che attribuisci alla predicazione di Gesù storico:
“Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo”. Esisteva, dunque, un vangelo precedente alla morte di Cristo a cui lo stesso invitava a credere?
Sulla questione della frase di Gesù ha risposto Vic esaurientemente. Forse una traduzione migliore sarebbe “convertitevi e credete alla lieto annuncio”. Sull’orizzonte comune necessario all’umanità la penso, al solito, come qualcosa a metà tra voi due. Il “Regno dell’essere umano etico” a me va benissimo, ma condivido con Vic la sensazione che sia difficilmente realizzabile. Senza un orizzonte “lontano” si creano problemi di parallasse: ognuno rischia di vedere obiettivi e strade diverse. Secondo me la religione è essenziale, ma forse è possibile renderla più accessibile a tutti. Ad esempio, non è affatto detto che una religione debba basarsi sull’esistenza di un Dio. Ripeto quello che ho detto altrove: tra un Dio di cui sei cosciente di non poter dire granché e la semplice consapevolezza dei limiti dell’umano non vedo grosse differenze.
Credo che Vito Mancuso esponga il concetto molto meglio:
LA DIMENSIONE OLTRE LO SPAZIO E IL TEMPO
«Dio è una persona? Forse no, forse sì, nessuno lo sa e lo saprà mai. Certamente però il suo concetto rimanda a una dimensione trascendente, «al di sopra dell’essere», come un giorno scrisse Platone volendo collocare il bene in una dimensione in cui non sarebbe stato più contraddetto. Il riferimento è a quella dimensione in cui non vi sarà più l’inevitabile contrasto tra bene e male, luce e ombra, vita e morte, che sempre accompagna e accompagnerà l’esistenza terrena, ma vi sarà solo bene, solo luce, solo vita. È quanto afferma anche il Nuovo Testamento scrivendo di «nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia» (2Pietro 3,13)
Esiste davvero questa dimensione al di là dello spazio-tempo? Esiste questo al di sopra dell’essere? Questo «Dio»? Non lo so, perché questo contenuto non potrà mai essere oggetto di sapere da parte di nessuno, intendendo per sapere non solo la certezza soggettiva ma anche la trasmissibilità oggettiva; proprio per questo però lo credo, è cioè oggetto del mio credere e della mia fede, un credere e una fede che giungono a identificarsi con lo sperare e la speranza».
#VitoMancuso #GesùeCristo #garzanti
Molto bello questo tuo articolo, Vins.
Oserei dire: profetico! 😇
Capisco però l’obiezione di PiGì: se uno non accetta l’esistenza di Dio, come può convincersi che “la terza via” sia la soluzione tra i due estremi che hai paventato?
Ed anche sostituire Dio con Uomo Etico non funzionerebbe, secondo me, perché l’etica sarebbe soggettiva. Ognuno ha la sua. E quindi si ridurrebbe ad autoreferenzialità.
Solo riconoscendosi creature di un Creatore si può superare la dicotomia Pluribus/NonPluribus.
Perché è un Creatore che ci ha voluti per Amore (vuole il nostro bene), ma ci lascia liberi di aderire al suo Vangelo (libero arbitrio).
Ovviamente il vangelo non è un libro, pubblicato dopo la morte di Gesù, ma di cui lui conosceva la bozza in anticipo 😀.
Il Vangelo, etimologicamente, è la buona novella (eu-angelion): l’annuncio della Parola di Dio.
Insomma esattamente l’invito a quel Regno di Dio che tu identifichi come “terza via”.
Se, come scrivi correttamente, l’etica è soggettiva e, dunque, inficia tutto il resto, (ma potremmo, non credi, a costo di enormi sforzi, concordare alcune regolette condivise dall’umanità intera? Magari applicare davvero, in concreto e sempre, “La dichiarazione universale dei diritti umani” sarebbe un piccolo passo in avanti!), non è ancor più soggettiva la scelta di essere credenti o atei?
Assolutamente sì!
Lasciamo -come ho detto già altre volte- le “guerre sante contro gli infedeli” ad altri periodi infausti della storia.
La scelta di credere o non credere è sacrosanta (…ossimoro? 😄).
Proprio per questo dicevo che comprendo benissimo la tua obiezione iniziale a Vins:
Se uno sceglie di non accettare l’esistenza di Dio, che si fa?
Direi che è la massima espressione del Libero Arbitrio che a me personalmente fa sentire l’amore di Dio per l’umanità.
PS: Vins, bisogna assolutamente che implementi la funzione di modifica messaggi dopo l’invio.
Nella mia risposta a PiGì ho invertito gli ultimi due capoversi 😕